Ascani (Pd) a TPI: “No di Conte al Mes? Governo va avanti solo con obiettivi comuni”

di Carmelo Leo, TPI, 19/10/2020

La viceministra dell'Istruzione e deputata dem: "Prima di uscire dalla crisi economica, dobbiamo uscire da quella sanitaria. Per farcela dobbiamo usare ogni mezzo a disposizione, compreso il Fondo salva-Stati. Non lo chiediamo solo noi, ma anche coloro che stanno in trincea a combattere contro il Coronavirus"

“Gli stanziamenti fatti finora ci soddisfano ma più risorse riusciremo ad attrarre, migliore sarà la tenuta del Paese: prima di uscire dalla crisi economica, dobbiamo uscire da quella sanitaria. E per farcela dobbiamo usare ogni mezzo a disposizione, compreso il Mes. Non lo chiede solo il Pd: lo fanno anche i sindaci e tutti coloro che stanno in trincea a combattere contro il Coronavirus“. Anna Ascani, deputata dem e viceministra dell’Istruzione, commenta a TPI le parole pronunciate ieri sera dal premier Giuseppe Conte, che rispondendo a una domanda del direttore del nostro giornale Giulio Gambino, ha definito il Mes (qui una spiegazione su cosa è) un’operazione che “non è la panacea di tutti i mali”, perché “va a incrementare il debito pubblico” e quindi “comporta dei rischi”. Il discorso del presidente del Consiglio ha provocato grandi scossoni all’interno della maggioranza, con il M5s da sempre contrario a utilizzare il Meccanismo europeo di stabilità e il Pd che invece spinge perché si sfruttino i 37 miliardi del Fondo per fronteggiare al meglio la seconda ondata. “Si tratta di un tema delicato – spiega Ascani a TPI – che va affrontato in Parlamento. Ma è un’opportunità da cogliere al volo”.

Ieri sera Conte si è esposto per la prima volta nettamente sul Mes, parlando di un’operazione che comporta dei rischi. Come gli risponde?

Io sono d’accordo con il segretario del Pd Zingaretti: stiamo parlando di un tema delicato che va affrontato nelle sedi opportune, in particolare in Parlamento. Ed è un tema delicato non per le posizioni ideologiche con cui viene trattato, ma perché parliamo di uno strumento che può aiutarci a fronteggiare questa epidemia in maniera migliore, con più mezzi, garantendo il diritto alla salute degli italiani.

Il Pd è favorevole, il M5s si è sempre opposto. Pensa che sia questo il motivo principale del rifiuto di Conte?

Il Pd è favorevole al Mes e non è il solo. Lo richiedono anche i sindaci, che nei giorni scorsi hanno lanciato un appello a tal proposito, e si sono mostrati d’accordo con l’utilizzo di queste risorse anche presidenti di Regioni di segno politico diverso dal nostro. Chi sta in trincea, chi è in prima linea riconosce che c’è bisogno di questi fondi. Per questo sono convinta che la questione vada trattata fuor di propaganda e ideologia e, anzi, con estremo pragmatismo. Queste risorse servono ai territori per irrobustire il sistema e anche al Governo per fronteggiare un’epidemia che non sappiamo ancora quanto durerà.

Perché l’Italia ha un assoluto bisogno dei fondi del Mes?

Si tratta di 37 miliardi che potrebbero essere investiti per gli ospedali, per l’assunzione di personale, per rafforzare la rete sanitaria territoriale pubblica e un sistema che ha dato grandissima prova di tenuta in tutti questi mesi. Potrebbero essere destinati per la prevenzione, per strutturare al meglio la rete di tracciamento, uno dei principali argini alla diffusione del virus. È un’opportunità. Va trattata come tale.

Il Pd non teme lo “stigma” di cui ha parlato Conte, quello che gli investitori metterebbero su un Paese che ha utilizzato quel fondo, di fatto ammettendo la propria debolezza in quanto a debito pubblico?

In questi mesi il nostro Paese, come altri, ha già fatto scelte di sforamento con le varie manovre messe in campo, per fronteggiare la crisi sanitaria ed economica che stiamo vivendo. Ma non siamo soli. L’Europa ha dimostrato ampiamente di essere dalla nostra parte, di voler offrire strumenti per venir fuori da questo momento particolare. Il punto qui è riconoscere che per uscire dalla crisi economica, dobbiamo uscire prima da quella sanitaria. Per farcela dobbiamo usare ogni mezzo a disposizione.

Nell’argomentare le sue tesi, Conte ha detto che nessun Paese ha usufruito del Mes. Perché allora nessuno sfrutta questi fondi considerati così vantaggiosi in termini di interessi?

Ogni Paese ha la sua organizzazione interna rispetto alla quale le risorse economiche vengono investite. Ciò che è certo è che per l’Italia il Mes è indubbiamente una buona possibilità da usare per le spese sanitarie. E per dare finalmente una risposta concreta a tutti coloro che operano nella sanità e in questi mesi non si sono risparmiati, mettendo a rischio anche se stessi, per gestire l’emergenza. Non possiamo limitarci solo a elogi condizionati dall’onda emotiva. Dobbiamo mettere tutti nelle condizioni di lavorare al meglio, in sicurezza. Paolo Gentiloni ha lavorato affinché il Mes fosse libero da condizionalità, salvo l’obbligo di investire le risorse in campo sanitario e questo è un fatto da non trascurare.

Il Governo ha stanziato 4 miliardi nel documento programmatico di bilancio per le spese sanitarie. Perché questa soluzione non vi soddisfa?

Nessuno ha mai detto che gli stanziamenti fatti finora non ci soddisfano. Ma ci troviamo di fronte a un’epidemia la cui fine non è ancora prevedibile. Possiamo consolidare il sistema, dobbiamo farlo, per intervenire strategicamente ed evitare di agire sempre in via emergenziale. Abbiamo mesi complicati davanti, con i contagi in aumento e il picco influenzale abituale. Più risorse riusciremo ad attrarre, migliore sarà la tenuta della nostra rete sanitaria e quindi del Paese.

Sul Mes, anche dopo le parole di Zingaretti di stamattina, è a rischio il futuro dell’esecutivo?

In tutti questi mesi abbiamo messo da parte le differenze di posizioni trovando compromessi per l’interesse comune. L’unione e la responsabilità ci hanno consentito di reggere fin qui. Naturalmente il governo andrà avanti fino a quando si riusciranno a portare a termine gli obiettivi comuni. In una coalizione bisogna trovare una quadra sui vari punti all’ordine del giorno, adesso è il tempo di fronteggiare una crisi sanitaria ed economica e di farlo facendo venir meno posizioni ideologiche per il bene dei cittadini.